Il bambino senza autostima tende ad essere un adulto obeso

lunedì, settembre 14th, 2009
Cartman di South Park

Cartman di South Park

Pubblico per i cultori della lingua inglese un interessante studio chiamato Childhood emotional problems and self-perceptions predict weight gain in a longitudinal regression model a cura dei dottori Andrew Ternouth, David Collier and Barbara Maughan del Social, Genetic and Developmental Psychiatry Centre, Institute of Psychiatry, King’s College di Londra.

Obesity and weight gain are correlated with psychological ill health. We predicted
that childhood emotional problems and self-perceptions predict weight gain into
adulthood.

Lo studio, il cui abstract, pubblicato con licenza Creative Common’s,  trovate in fondo a questo breve commento, si è svolto su circa 6500 persone seguite sin da quando erano bambini negli anni ’70 ed ha dimostrato che chi da bambino aveva una scarsa autostima e soffriva di frequenti paure ha maggiori probabilità di diventare obeso da adulto.

Il problema pare poi essere più accentuato nelle donne.

Gli studiosi fanno comunque presente che non vi è una reazione di causa effetto (sei senza autostima, sarai obeso) ma che comunque si tratta di un fattore di rischio che come l’obesità in famiglia, abitudini alimentari errate e sedentarietà.

Scarica l’allegato: Childhood emotional problems and self-perceptions predict weight gain in a
longitudinal regression model

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Nel nome della mezza stagione

martedì, aprile 21st, 2009

Fa notizia in questi giorni uno studio condotto dal International Journal of Epidemiology nel quale si riporta che alti tassi di obesità, soprattutto nei paesi più ricchi, sono la causa di 1 miliardo di tonnellate di emissioni di gas serra ogni anno, rispetto ai paesi con una popolazione più snella.

Perché chi è obeso mangia di più e si muove di meno, quindi richiede una maggiore produzione alimentare (che ha un suo costo in termini di ambiente), inoltre l’obeso che per natura è sedentario fa un largo uso di mezzi di trasporto e quindi inquina.

Mi pare chiaro, il ragionamento non fa una piega e mi sento in dovere di  integrarlo facendo presente che

  • gli obesi hanno un costo maggiore per la sanità pubblica
  • consumano più acqua perché devono lavare una superficie maggiore di pelle
  • consumano più detersivo (inquinando fiumi ed uccidendo delfini) perché lavano più piatti dopo aver mangiato più abbondantemente
  • incidono sulla mortalità dei bovini perché avendo spesso  i piedi gonfi indossano scarpe più grandi che necessitano quindi di più cuoio per essere cucite
  • respirano più aria perché il loro apparato cario circolatorio deve muovere una massa maggiore.

L’obesità quindi  ora ha un nuovo lato negativo: contribuisce al riscaldamento globale.
Ergo chi è obeso contribuisce:

  • allo scioglimento dei poli (con conseguente morte di tanti orsetti polari)
  • alla formazione del Niño provocando alluvioni in paesi del terzo mondo
  • alla desertificazione
  • allo scioglimento dei ghiacciai
  • agli incendi boschivi
  • alla pioggia acida.

Per ora mi fermo ma penso che la lista potrebbe essere molto più lunga.

Ecco quindi che l’obesità diviene, grazie a questo studio,  simbolo negativo per eccellenza del benessere occidentale,  malattia che da forma ai vizi capitali della gola, dell’accidia e della lussuria.

Un nuovo passo in avanti verso la criminalizzazione dell’obeso? forse si, però anche un importante segnale per dire che chi mangia, come chi fuma, non fa solo male a se stesso.

Chissà se arriveremo mai a pubblicità progresso sul tono “chi mangia fa male anche a te, digli di smettere”?

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Da uno studio sui ragazzi obesi alle visite di leva: l’azione combinata di obesità e fumo negli adolescenti influisce sulla mortalità

giovedì, febbraio 26th, 2009

full-metal-jacket

Il Sergente Hartman ed il soldato Palla di Lardo nel film Full Metal Jacket

Il British Medical Journal ha pubblicato un interessante studio secondo il quale gli adolescenti che a 18 anni sono obesi e fumatori hanno un tasso di mortalità superiore rispetto ai coetanei che non hanno tali problemi.

Lo studio è stato condotto dagli autorevoli Karolinska University Hospital di Stoccolma e Uppsala University Hospital di Uppsala  in Svezia con l’obiettivo di approfondire l’incidenza di sovrappeso e abitudine al fumo nell’età adolescenziale sulla mortalità degli adulti.

Per raggiungere l’obiettivo i ricercatori hanno fatto riferimento ai registri delle visite di leva dell’esercito svedese, al registro delle cause di morte e ai dai censimenti della popolazione, analizzando un targhet di 45 920 uomini svedesi seguiti per la bellezza di 38 anni.

I risultati sono preoccupanti perchè Le analisi hanno rivelato che per quelli che nel periodo in cui sono stati esaminati erano sovrappeso, il rischio di morire prematuramente era tre volte più alto rispetto ai soggetti normopeso, mentre l’essere obesi più che raddoppiava il rischio.

I ricercatori fanno notare che questi rischi sono confrontabili con quelli associati al fumare. “Nella tarda adolescenza il sovrappeso si è rivelato rischioso quanto fumare da 1 a 10 sigarette al giorno, mentre l’obesità quanto il fumare oltre 10 sigarette al giorno,” scrivono gli scienziati.

Che fregatura: non solo l’adolescenza fa schifo quando sei obeso, ma non puoi neanche goderti la vita quando bene o male dell’obesità, salvo che per motivi clinici, te ne dovrebbe fregare poco o niente, ovvero dopo i 50 anni.

Considerazioni sarcatische a parte questo studio ci dovrebbe far riflettere sull’importanza di educare i nostri figli ad avere dei regimi alimentari corretti e fare attività fisica (oltre che ovviamente non fumare, non drogarsi, non fare i bulli a scuola…).

Che lavoraccio fare i genitori!

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Obesity day: ecco come è andata

giovedì, ottobre 16th, 2008

Obesity DayCome promesso ho partecipato all’Obesity Day.

Mi sono presentato in uno dei centri aderenti all’iniziativa (Ospedale S. Eugenio di Roma) e dopo pochi minuti di attesa (avevo preso il numero 3)  ed aver compilato un breve questionario nel quale mi si chiedevano abitudini aliminetari e informazioni su come percepivo le diete, mi hanno visitato.

La vista, condotta da delle gentilissime (e anche carine) dottoresse,  è stata molto breve: pesatura, altezza e girovita.

Cosa è emerso? E’ emerso che il mio indice di massa corporea è 38.. ovvero obesità di secondo grado e che il mio girovita supera di 13 centrimetri il limite oltre il quale c’è alto rischio di malattie cardiovascolari.

Mi hanno quindi chiesto il motivo della mia presenza all’Obesity Day:  ho risposto che era mia intenzione prendere contatto con la loro unità operativa per vedere se fosse possibile iniziare un percorso di dimagrimento presso la loro struttura.

Le belle dottoresse, compiaciute della mia risposta, mi hanno quindi dato un promemoria con i dati registrati durante la visita ed un prezioso numero di telefono da chiamare per avviare percorso presso la loro struttura.. Secondo quanto mi hanno riferito, chiamando quel numero e dicendo che vengo dall’Obesity Day, potrei iniziare ad essere seguito in breve tempo mentre passando per il CUP (centro unico di prenotazione della Regione Lazio) non avrei avuto appuntamento prima di Gennaio.

Mi hanno anche dato un piccolo opouscolo (che non so di cosa parla perchè non ho ancora letto) e una brochure relativa ai percorsi di supporto psicologico per chi si mette a dieta.

Sono molto contento di aver partecipato alla manifestazione e devo dire che come iniziativa di sensibilizzazione mi è sembrata vermaente ben fatta ed efficace.

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Obesita’: 1 mln bimbi italiani extra-large, ma mamme non li vedono grassi

giovedì, ottobre 9th, 2008

ci_fame1 Vorrei commentare un interessante articolo che ho trovato sul sito di ADNKronos.

Da uno studio commissionato dal ministero del Welfare all’Istituto Superiore di Sanità e condotto su 46000 bambini di tutta Italia è emerso che nelle scuole elementari abbiamo circa un milione di bambini obesi.

Pare che il problema sia concentrato sopratutto nelle regioni del sud, dove è possibile trovare il triste connubio di cattive abitudini alimentari e comportamentali affiancate da mamme che non vedono il problema.

L’articolo mi ha subito richiamato alla mente una scena dello splendido film “La fame e la sete” del mitico Antonio Albanese: nella scena del film la mamma siciliana di uno dei personaggi interpretati da Albanese offre al figlio un pò di caponata per colazione, Albanese (che come vedete dalla foto del film, è bello paffuto) rifiuta il piatto dicendo che non ce la fa a mangiare una cosa così pesante di prima mattina e che pesa già troppo e dovrebbe dimagrire…gli rispondono sia la madre che la moglie dicendogli che “un altro paio di chili te li vedrei bene addosso”.

Scena simile l’ho vissuta questa estate, quando in vacanza nella zona di Capo Vaticano, ho visto l’obesissima figlia dell’obesissima proprietaria di una pasticceria che, poichè era necessario “fare merenda” infilava a forza un bignè  ricco di crema al cioccolato che sarà pesato 250 grammi, nella bocca della riluttante e decisamente abbondante figlioletta di massimo un anno e mezzo. Trattandosi di una famiglia di pasticcieri questo è il classico caso limite…però… povera creatura…

Ecco quindi che lo studio dell’ISS conferma quello che la satira ed i luoghi comuni ci dicono da tempo: che ogni scarrafone è bello a mamma sua e che in determinate regioni essere in sovrappeso/grassi/obesi è inteso come un segno di benessere e piuttosto che un problema.

Ecco quindi che ad un problema strutturale del mezzogiorno (poche palestre e centri sportivi) si associa un problema di cultura del cibo, della gestione del tempo libero e dell’interpretazione del fenomeno obesità…

La questione, dal momento che si parla di cultura e abitudini,  è quindi quantomai complicata da risolvere.

Sarebbe a questo punto interessante se l’ISS andasse a riintervistare questi 46000 bambini tra 10 anni, quando saranno adolescenti..quanti saranno obesi? e quanti avranno disturbi alimentari come anoressia e bulimia?

Nel mio piccolo ce la metto tutta per cercare di dare buone abitudini alimentari ai miei figli e devo dire che non è facile. Con mia moglie, man mano che i figli crescono, stiamo adottando dei comportamenti che aiutano.

Ne riporto alcuni, tenete a mente che mia figlia ora ha meno di 2 anni…per il futuro dovremo evolverli..

  • La cucina è sempre chiusa, vi si accede solo il tempo strettamente necessario.
  • I bambini stanno a tavola / seggiolone solo il tempo necessario per mangiare, se mamma e papà mangiano dopo di loro possono scendere dal seggiolone ed andare a giocare o guardare una videocassetta.
  • Biscotti, merendine, crackers, pane sono tenuti nella dispensa (lontano dagli occhi, lontano dal cuore).
  • Per quanto possibile (perchè non è facile) si mangia quando è ora e non si smangiucchia durante la giornata, in tal senso è importante che i genitori per primi si comportino bene.
  • La tv si guarda il meno possibile e sono privilegiati i giochi di tipo fisico (giocare ad acchiapparella, ballare, giro giro tondo..)
  • Guardare la TV è comunque un attività da fare il più possibile con papà e mamma,  che cercheranno di coinvolgere e commentare su quanto accade (es: hai visto cosa è successo? come si chiama quel personaggio? che verso ha fatto quell’animale?)
  • Le nonne e le zie vanno sensibilizzate sull’argomento.

Di seguito riporto il testo della notizia tratto dal sito ADNKronos:

Roma, 7 ott. (Adnkronos Salute) – Sono più di un milione i bimbi italiani tra i sei e gli undici anni con chili di troppo. In particolare ogni 100 alunni di terza elementare 24 sono in sovrappeso e 12 obesi: un’epidemia che coinvolge oltre un piccolo su tre. Questa la fotografia emersa dal progetto ‘Okkio alla salute’, un’indagine condotta in 2.610 classi di 18 regioni italiane dal ministero del Welfare. Un lavoro, presentato oggi a Roma, coordinato dall’Istituto superiore di sanità in collaborazione con il Miur e con la partecipazione dell’Istituto nazionale di ricerca e nutrizione. L’indagine rappresenta “la prima mappa nazionale di sovrappeso e obesità nei bambini italiani. Un lavoro che ha coinvolto circa 46.000 bambini in 2.610 scuole elementari. E che – sottolinea il sottosegretario al Welfare Francesca Martini – disegna una situazione molto diversa tra Nord e Sud del Paese”.

Ad aprire l’elenco dei bocciati troviamo, infatti, la Campania, con un tasso di obesità record pari al 21% (contro la media nazionale del 12%), mentre il record in positivo va al Friuli Venezia Giulia (4%). E ad allarmare di più gli specialisti riuniti oggi nella sede Eur del ministero – dove è in corso una manifestazione contro l’accorpamento del dicastero della Salute – c’è il fatto che le mamme italiane sembrano non vedere guance piene e girovita allargato dei loro figli. Sembra, infatti, che ben quattro mamme su dieci con bimbi in sovrappeso non ritengono che il proprio figlio abbia un problema di questo tipo. L’indagine ‘targata’ Iss ha coinvolto i bimbi di terza elementare di 18 regioni, misurandone peso e altezza e calcolando l’indice di massa corporea. Lombardia e Trentino Alto Adige sono rimaste fuori dallo studio, ma i ricercatori hanno utilizzato dati locali per ottenere un quadro il più possibile completo.

I numeri sono stati poi proiettati a tutta la popolazione tra i 6 e gli 11 anni, scoprendo una Penisola a ‘blocchi’: un Nord più magro (Sardegna compresa) fa da contraltare a un Centro più pieno e a un Sud decisamente in allarme rosso. In particolare, se il sovrappeso appare diffuso, con valori vicini alla media nazionale del 24% nelle diverse aree, per l’obesità si riscontrano più variazioni. “I numeri di Campania (21%), Sicilia (17%), Molise (16%) e Calabria (16%) – rileva Angela Spinelli dell’Iss, responsabile scientifico del progetto – si scontrano con una media nazionale del 12%, e con i minimi di Friuli Venezia Giulia (4%), Valle d’Aosta (6%) o Sardegna (7%)”, elenca.

“Un bimbo obeso nel 28% dei casi presenta sindrome metabolica, e questo vuol dire seri rischi per la salute da adulto”, ricorda la Martini. Insomma, dallo studio emerge un quadro allarmante, che colloca l’Italia in una zona di pericolo e che sarà oggetto di confronto con un’analoga indagine internazionale, targata Organizzazione mondiale della sanità e ancora in corso. “Il progetto diventerà annuale – promette la Spinelli – e permetterà di monitorare la situazione e gli effetti degli interventi studiati per contrastare l’epidemia di chili di troppo”. Ma già oggi ha permesso di gettare uno sguardo su abitudini a tavola e attività fisica dei giovanissimi, evidenziando una serie di punti dolenti. A partire dalla prima colazione. “L’11% dei bimbi la salta e il 28% la fa in modo sbagliato. La merenda di metà pomeriggio è troppo calorica per l’82%, e quasi un piccolo su quattro – sottolinea la ricercatrice – non consuma né frutta né verdura”.

Inoltre tuta e scarpe da ginnastica non sono poi così amate. “Solo un bimbo su 10 pratica l’attività fisica raccomandata per la sua età. E anche alla luce di questo dato – auspica la Spinelli – vorrei che il sottosegretario al Welfare intervenisse in prima persona, affinché l’ora di attività fisica obbligatoria nelle scuole primarie raddoppiasse”. Il tutto condito da maratone davanti alla tv, bibite zuccherate (il 41% le consuma ogni giorno) e poco moto. Secondo l’indagine, infatti, la metà dei bimbi possiede un televisore in camera e uno su quattro guarda il piccolo schermo oltre quattro ore al giorno. Magari sbocconcellando una merendina. Così il girovita lievita, ma non agli occhi di mamma. “Tra le madri di bimbi in sovrappeso ben quattro su dieci non pensano che il figlio pesi troppi, inoltre – aggiunge la ricercatrice – queste mamme sottovalutano la quantità di cibo assunta dai bambini”.

E a scuola? La situazione sembra migliore: il 64% delle scuole ha una mensa e il 12% prevede la distribuzione di alimenti sani. Il 74% delle scuole, inoltre, ha inserito nei programmi approfondimenti in tema di nutrizione e il 71% delle classi svolge due ore di attività motoria a settimana. Bene, ma non abbastanza. “Occorre curare di più la qualità e la quantità degli alimenti per i nostri bambini, ed evitare l’eccesso di merendine piene di grassi e conservanti”, aggiunge la Martini. Il sottosegretario chiama in causa le italiane. “Le donne hanno un ruolo chiave per quanto riguarda l’alimentazione della famiglia. Per questo oggi rivolgo un appello in particolare a loro, perché intervengano per far mangiare in modo sano i figli, gli adulti di domani”, dice la Martini.

Troppo spesso l’obesità in Italia non viene percepita come una malattia, ma come un segno di benessere. Occorre “dire no alla tv usata come babysitter e al cibo usato per gratificare i figli. Con il risultato che ai loro occhi perde il suo valore nutrizionale. Dobbiamo insegnare ai piccoli a nutrirsi in modo sano – conclude la Martini – sapendo di tutelare in questo modo la loro salute”.

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Oviesse: sei obeso? per te niente saldi!

lunedì, luglio 7th, 2008

La cantante inglese Beth Ditto ha disdetto all'ultimo momento un concerto per l'inaugurazione di un grande magazzino che non vendeva abiti della sua misura

Se sei obeso vestire bene è sempre un problema.
È un problema perchè è difficile trovare i vestiti, ed è un problema perchè una volta che li hai trovati ti durano sempre poco.

Vestire bene è difficile, i vestiti non ti stanno mai bene addosso perchè le taglie grosse sono praticamente impossibili da standardizzare. L’obesità stessa è difficile da standardizzare: l’unica costante per gli uomini pare essere il collo modello Maurizio Costanzo al quale generalmente si associano: pance enormi con sederi grandi, sederi enormi con pance grandi e per i più sfortunati pance e sederi enormi.

Così, se vuoi un vestito che calzi abbastanza bene, devi sempre mettere in conto qualche ritocco di sartoria per stringere quello che c’è da stringere ed allargare quello che c’è da allargare.

Lungo calvario che conduce alla sartoria è la ricerca del vestito da sistemare: se sei economicamente tranquillo vai in un negozio di taglie grandi o direttamente da un sarto e puoi sistemare in poco tempo la faccenda.

Se, come me, fai fatica ad arrivare a fine mese sei costretto ad attendere i saldi e poi andare lì dove puoi trovare un minimo di qualità ad un prezzo accessibile.

Oviesse2Solitamente io mi trovo molto bene con Oviesse che ha un reparto taglie grandi dove, bene o male trovo, sempre camicie, intimo ed abiti completi ad un prezzo abbordabile.

Visto che quest’anno la situazione è economicamente più che mai difficile, ho deciso di rimandare di circa un mese e mezzo l’acquisto di vestiti nuovi nell’attesa del fatidico giorno di inzio saldi.
La cosa non è stata facile:  ho sofferto il caldo indossando camice non adatte alla stagione e sono riuscito a portare i miei pantaloni al traguardo solo grazie alle lezioni di rammendo della nonna.

Giunto finalmente il giorno dei saldi, decido di uscire presto la mattina per evitare che qualche altro signore oversize si impadronisca delle tanto attese offerte prima di me: alle 9.15 del mattino sono già da Oviesse. Entrando mi riempio di buonumore vedendo cartelli con offerte di tutto rispetto posti praticamente ovunque, fiducioso raggiungo il reparto che mi interessa e scopro che da Oviesse i prodotti taglie grandi non sono in saldo!

Per educazione non riporto nel blog i cattivi pensieri che, a denti stretti, tra me e me ho indirizzato a chi, in nome della legge della domanda e dell’offerta, ha deciso che i prodotti taglie grandi non serviva metterli in saldo per venderli.

La mission di Oviesse

Si perchè alla fine il discorso è questo: in Italia se vuoi un vestito taglie grandi se non vai da Oviesse spendi una fortuna fortuna facendoltelo su misura o acquistandolo in un negozio specializzato. La legge della domanda e dell’offerta: se la domanda è forte perchè non esiste concorrenza: chi me lo fa fare per abbassare i prezzi quando ci sono i saldi?

Del resto te lo hanno scritto anche nella loro Mission: lavorano in qualità e vendono al prezzo giusto… ma giusto per chi?

E allora? non ci resta che dimagrire (che poi male non farebbe) o aspettare che il mercato cinese si dedichi alle taglie grandi, portando nuova concorrenza e costringendo Oviesse a rivedere la sua politica.

Fino ad allora essere obesi in Italia rimarrà un lusso.

In inghilterra la cantante Beth Ditto (la prima foto in alto) ha disdetto all’ultimo minuto un concerto per l’inaugurazione di un grande magazzino che non vendeva abiti della sua taglia. Che sia stato il capriccio di una rockstar o il gesto di denuncia contro una società che ti vuole per forza sotto la taglia 46 non è molto chiaro…peccato che non sia successo in Italia.

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La dieta a premi, interessante iniziativa del Comune di Varallo Sesia

domenica, dicembre 2nd, 2007

Il sindaco di Varallo SesiaGianluca Buonanno, sindaco leghista di Varallo Sesia, comune in provincia di Vercelli, ha lanciato un interessante iniziativa per prendersi cura della salute dei suoi cittadini: La dieta a premi.

Come funziona? semplice: il comune offre ricompense in denaro per i cittadini che dimagriscono.
A distanza di tre mesi dall’avvio del progetto sono già arrivati i primi risultati:
20 dei 35 partecipanti hanno raggiunto il peso forma grazie anche alla supervisione gratuita di una dietista e con un personal trainer che anno indirizzato dieta ed esercizio fisico.

“Il minimo che si chiedeva era di perdere tre chili, alcuni sono gia’ arrivati a otto – racconta il sindaco Gianluca Buonanno – ma la cosa piu’ difficile non e’ tanto perdere peso il primo o il secondo mese, e’ che questo peso deve essere mantenuto per tutto un anno, e piu’ passa il tempo, piu’ i premi aumentano”.

Come chi ha problemi di peso certamente sa, nelle diete una delle cose più difficili è non riprendere peso, per questo il programma del Comune di Varallo Sesia ha previsto più di un premio per chi riesce a mantenersi sul peso raggiunto: a distanza di tre mesi è stato distribuito un premio di 20 euro, chi riuscirà a rimanere in forma per altri 5 mesi ne riceverà 150 che diventeranno 500 alla fine di un anno.

Ultima dettaglio certamente non di poco conto: l’iniziativa ha trovato uno sponsor e quindi non peserà sul bilancio comunale.

I miei più sentiti complimenti al sindaco Gianluca Buonanno per la splendida iniziativa che mi auguro possa essere presa ad esempio anche in altre città se non al livello nazionale.

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