Archive for ottobre, 2008

Obesity Day: OK – Sanità Regione Lazio: KO! ed una volta tanto un po’ di fortuna

martedì, ottobre 21st, 2008

Aggiornamento sull’Obesity Day: ho chiamato il numero che mi è stato indicato durante l’Obesity Day per poter prenotare attraveso un canale preferenziale la mia prima visita ed iniziare quindi un percorso di dimagrimento con la struttura dell’Ospedale S. Eugenio di Roma.

Voglio premettere che ho chiamato alle 9 del mattino del primo giorno utile per effettuare la prenotazione e che era possibile iniziare a chiamare dalle 8.30.

La gentilissima persona che mi ha risposto mi ha fissato un appuntamento per il 4 dicembre, dicendomi anche che senza di loro prenotando la visita tramite CUP non avrei trovato un buco prima di gennaio… che dire? considerando che ho chiamato il 13 ottobre, 40 giorni per fissare una visita dietologica all’Ospedale S. Eugenio mi paiono decisamente troppi.

Considerando le molte possibilità di fallimento e sconforto che vedevo sul lungo cammino del mio dimagrimento  nel caso decidessi di mettermi a dieta 15 giorni prima dell’inizio delle vacanze di Natale, ho deciso di fare un tentativo e provare a prenotare una visita presso il servizio di dietetica dell’Ospedale Fate Bene Fratelli. Anche qui è andata male.. la centralinistra mi ha infatti detto che le era impossibile fissarmi un appuntamento prima di gennaio 2009.

Piero Marrazzo

Mentre maledicevo tra me e me il governatore della Regione Lazio Piero Marrazzo ed il decifit della Sanità della Regione Lazio quando la centralinistra mi fa: “Un attimo.. mentre eravamo in linea è stato disdetto un appuntamento, se vuole possiamo fissarle la visita per la settimana prossima“.

Gioia e giubilo… finalmente una buona notizia..avrò la mia visita dietologica in tempi brevi.

Rimangono i pessimi pensieri sulla situazione della Sanità della Regione Lazio, perchè se è vero che l’obesità è una delle maggiori cause di malattie molto costose per il sistema sanitario nazionale come il diabete, non capisco come mai la regione non potenzi le strutture presenti sul territorio.

Vi aggiornerò su costo ed esito della visita.

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Obesity day: ecco come è andata

giovedì, ottobre 16th, 2008

Obesity DayCome promesso ho partecipato all’Obesity Day.

Mi sono presentato in uno dei centri aderenti all’iniziativa (Ospedale S. Eugenio di Roma) e dopo pochi minuti di attesa (avevo preso il numero 3)  ed aver compilato un breve questionario nel quale mi si chiedevano abitudini aliminetari e informazioni su come percepivo le diete, mi hanno visitato.

La vista, condotta da delle gentilissime (e anche carine) dottoresse,  è stata molto breve: pesatura, altezza e girovita.

Cosa è emerso? E’ emerso che il mio indice di massa corporea è 38.. ovvero obesità di secondo grado e che il mio girovita supera di 13 centrimetri il limite oltre il quale c’è alto rischio di malattie cardiovascolari.

Mi hanno quindi chiesto il motivo della mia presenza all’Obesity Day:  ho risposto che era mia intenzione prendere contatto con la loro unità operativa per vedere se fosse possibile iniziare un percorso di dimagrimento presso la loro struttura.

Le belle dottoresse, compiaciute della mia risposta, mi hanno quindi dato un promemoria con i dati registrati durante la visita ed un prezioso numero di telefono da chiamare per avviare percorso presso la loro struttura.. Secondo quanto mi hanno riferito, chiamando quel numero e dicendo che vengo dall’Obesity Day, potrei iniziare ad essere seguito in breve tempo mentre passando per il CUP (centro unico di prenotazione della Regione Lazio) non avrei avuto appuntamento prima di Gennaio.

Mi hanno anche dato un piccolo opouscolo (che non so di cosa parla perchè non ho ancora letto) e una brochure relativa ai percorsi di supporto psicologico per chi si mette a dieta.

Sono molto contento di aver partecipato alla manifestazione e devo dire che come iniziativa di sensibilizzazione mi è sembrata vermaente ben fatta ed efficace.

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Obesita’: 1 mln bimbi italiani extra-large, ma mamme non li vedono grassi

giovedì, ottobre 9th, 2008

ci_fame1 Vorrei commentare un interessante articolo che ho trovato sul sito di ADNKronos.

Da uno studio commissionato dal ministero del Welfare all’Istituto Superiore di Sanità e condotto su 46000 bambini di tutta Italia è emerso che nelle scuole elementari abbiamo circa un milione di bambini obesi.

Pare che il problema sia concentrato sopratutto nelle regioni del sud, dove è possibile trovare il triste connubio di cattive abitudini alimentari e comportamentali affiancate da mamme che non vedono il problema.

L’articolo mi ha subito richiamato alla mente una scena dello splendido film “La fame e la sete” del mitico Antonio Albanese: nella scena del film la mamma siciliana di uno dei personaggi interpretati da Albanese offre al figlio un pò di caponata per colazione, Albanese (che come vedete dalla foto del film, è bello paffuto) rifiuta il piatto dicendo che non ce la fa a mangiare una cosa così pesante di prima mattina e che pesa già troppo e dovrebbe dimagrire…gli rispondono sia la madre che la moglie dicendogli che “un altro paio di chili te li vedrei bene addosso”.

Scena simile l’ho vissuta questa estate, quando in vacanza nella zona di Capo Vaticano, ho visto l’obesissima figlia dell’obesissima proprietaria di una pasticceria che, poichè era necessario “fare merenda” infilava a forza un bignè  ricco di crema al cioccolato che sarà pesato 250 grammi, nella bocca della riluttante e decisamente abbondante figlioletta di massimo un anno e mezzo. Trattandosi di una famiglia di pasticcieri questo è il classico caso limite…però… povera creatura…

Ecco quindi che lo studio dell’ISS conferma quello che la satira ed i luoghi comuni ci dicono da tempo: che ogni scarrafone è bello a mamma sua e che in determinate regioni essere in sovrappeso/grassi/obesi è inteso come un segno di benessere e piuttosto che un problema.

Ecco quindi che ad un problema strutturale del mezzogiorno (poche palestre e centri sportivi) si associa un problema di cultura del cibo, della gestione del tempo libero e dell’interpretazione del fenomeno obesità…

La questione, dal momento che si parla di cultura e abitudini,  è quindi quantomai complicata da risolvere.

Sarebbe a questo punto interessante se l’ISS andasse a riintervistare questi 46000 bambini tra 10 anni, quando saranno adolescenti..quanti saranno obesi? e quanti avranno disturbi alimentari come anoressia e bulimia?

Nel mio piccolo ce la metto tutta per cercare di dare buone abitudini alimentari ai miei figli e devo dire che non è facile. Con mia moglie, man mano che i figli crescono, stiamo adottando dei comportamenti che aiutano.

Ne riporto alcuni, tenete a mente che mia figlia ora ha meno di 2 anni…per il futuro dovremo evolverli..

  • La cucina è sempre chiusa, vi si accede solo il tempo strettamente necessario.
  • I bambini stanno a tavola / seggiolone solo il tempo necessario per mangiare, se mamma e papà mangiano dopo di loro possono scendere dal seggiolone ed andare a giocare o guardare una videocassetta.
  • Biscotti, merendine, crackers, pane sono tenuti nella dispensa (lontano dagli occhi, lontano dal cuore).
  • Per quanto possibile (perchè non è facile) si mangia quando è ora e non si smangiucchia durante la giornata, in tal senso è importante che i genitori per primi si comportino bene.
  • La tv si guarda il meno possibile e sono privilegiati i giochi di tipo fisico (giocare ad acchiapparella, ballare, giro giro tondo..)
  • Guardare la TV è comunque un attività da fare il più possibile con papà e mamma,  che cercheranno di coinvolgere e commentare su quanto accade (es: hai visto cosa è successo? come si chiama quel personaggio? che verso ha fatto quell’animale?)
  • Le nonne e le zie vanno sensibilizzate sull’argomento.

Di seguito riporto il testo della notizia tratto dal sito ADNKronos:

Roma, 7 ott. (Adnkronos Salute) – Sono più di un milione i bimbi italiani tra i sei e gli undici anni con chili di troppo. In particolare ogni 100 alunni di terza elementare 24 sono in sovrappeso e 12 obesi: un’epidemia che coinvolge oltre un piccolo su tre. Questa la fotografia emersa dal progetto ‘Okkio alla salute’, un’indagine condotta in 2.610 classi di 18 regioni italiane dal ministero del Welfare. Un lavoro, presentato oggi a Roma, coordinato dall’Istituto superiore di sanità in collaborazione con il Miur e con la partecipazione dell’Istituto nazionale di ricerca e nutrizione. L’indagine rappresenta “la prima mappa nazionale di sovrappeso e obesità nei bambini italiani. Un lavoro che ha coinvolto circa 46.000 bambini in 2.610 scuole elementari. E che – sottolinea il sottosegretario al Welfare Francesca Martini – disegna una situazione molto diversa tra Nord e Sud del Paese”.

Ad aprire l’elenco dei bocciati troviamo, infatti, la Campania, con un tasso di obesità record pari al 21% (contro la media nazionale del 12%), mentre il record in positivo va al Friuli Venezia Giulia (4%). E ad allarmare di più gli specialisti riuniti oggi nella sede Eur del ministero – dove è in corso una manifestazione contro l’accorpamento del dicastero della Salute – c’è il fatto che le mamme italiane sembrano non vedere guance piene e girovita allargato dei loro figli. Sembra, infatti, che ben quattro mamme su dieci con bimbi in sovrappeso non ritengono che il proprio figlio abbia un problema di questo tipo. L’indagine ‘targata’ Iss ha coinvolto i bimbi di terza elementare di 18 regioni, misurandone peso e altezza e calcolando l’indice di massa corporea. Lombardia e Trentino Alto Adige sono rimaste fuori dallo studio, ma i ricercatori hanno utilizzato dati locali per ottenere un quadro il più possibile completo.

I numeri sono stati poi proiettati a tutta la popolazione tra i 6 e gli 11 anni, scoprendo una Penisola a ‘blocchi’: un Nord più magro (Sardegna compresa) fa da contraltare a un Centro più pieno e a un Sud decisamente in allarme rosso. In particolare, se il sovrappeso appare diffuso, con valori vicini alla media nazionale del 24% nelle diverse aree, per l’obesità si riscontrano più variazioni. “I numeri di Campania (21%), Sicilia (17%), Molise (16%) e Calabria (16%) – rileva Angela Spinelli dell’Iss, responsabile scientifico del progetto – si scontrano con una media nazionale del 12%, e con i minimi di Friuli Venezia Giulia (4%), Valle d’Aosta (6%) o Sardegna (7%)”, elenca.

“Un bimbo obeso nel 28% dei casi presenta sindrome metabolica, e questo vuol dire seri rischi per la salute da adulto”, ricorda la Martini. Insomma, dallo studio emerge un quadro allarmante, che colloca l’Italia in una zona di pericolo e che sarà oggetto di confronto con un’analoga indagine internazionale, targata Organizzazione mondiale della sanità e ancora in corso. “Il progetto diventerà annuale – promette la Spinelli – e permetterà di monitorare la situazione e gli effetti degli interventi studiati per contrastare l’epidemia di chili di troppo”. Ma già oggi ha permesso di gettare uno sguardo su abitudini a tavola e attività fisica dei giovanissimi, evidenziando una serie di punti dolenti. A partire dalla prima colazione. “L’11% dei bimbi la salta e il 28% la fa in modo sbagliato. La merenda di metà pomeriggio è troppo calorica per l’82%, e quasi un piccolo su quattro – sottolinea la ricercatrice – non consuma né frutta né verdura”.

Inoltre tuta e scarpe da ginnastica non sono poi così amate. “Solo un bimbo su 10 pratica l’attività fisica raccomandata per la sua età. E anche alla luce di questo dato – auspica la Spinelli – vorrei che il sottosegretario al Welfare intervenisse in prima persona, affinché l’ora di attività fisica obbligatoria nelle scuole primarie raddoppiasse”. Il tutto condito da maratone davanti alla tv, bibite zuccherate (il 41% le consuma ogni giorno) e poco moto. Secondo l’indagine, infatti, la metà dei bimbi possiede un televisore in camera e uno su quattro guarda il piccolo schermo oltre quattro ore al giorno. Magari sbocconcellando una merendina. Così il girovita lievita, ma non agli occhi di mamma. “Tra le madri di bimbi in sovrappeso ben quattro su dieci non pensano che il figlio pesi troppi, inoltre – aggiunge la ricercatrice – queste mamme sottovalutano la quantità di cibo assunta dai bambini”.

E a scuola? La situazione sembra migliore: il 64% delle scuole ha una mensa e il 12% prevede la distribuzione di alimenti sani. Il 74% delle scuole, inoltre, ha inserito nei programmi approfondimenti in tema di nutrizione e il 71% delle classi svolge due ore di attività motoria a settimana. Bene, ma non abbastanza. “Occorre curare di più la qualità e la quantità degli alimenti per i nostri bambini, ed evitare l’eccesso di merendine piene di grassi e conservanti”, aggiunge la Martini. Il sottosegretario chiama in causa le italiane. “Le donne hanno un ruolo chiave per quanto riguarda l’alimentazione della famiglia. Per questo oggi rivolgo un appello in particolare a loro, perché intervengano per far mangiare in modo sano i figli, gli adulti di domani”, dice la Martini.

Troppo spesso l’obesità in Italia non viene percepita come una malattia, ma come un segno di benessere. Occorre “dire no alla tv usata come babysitter e al cibo usato per gratificare i figli. Con il risultato che ai loro occhi perde il suo valore nutrizionale. Dobbiamo insegnare ai piccoli a nutrirsi in modo sano – conclude la Martini – sapendo di tutelare in questo modo la loro salute”.

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10 ottobre Obesity Day, io ci vado

giovedì, ottobre 2nd, 2008

L’Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione Clinica lancia per il prossimo 10 ottobre l’Obesity Day un progetto di sensibilizzazione nazionale su sovrappeso e salute.

L’Obesity Day è una giornata nella quale rivolgendosi ai Centri che aderiscono all’iniziativa per ricevere  un controllo gratuito da parte di un medico o di un dietista ed una serie di indicazioni per compiere il primo passo verso il recupero della forma perduta.

Gli obiettivi del progetto sono infatti:

  • sensibilizzare l’opinione pubblica nei confronti dei rischi dell’obesità e del sovrappeso
  • spostare l’attenzione sull’obesità da problema estetico a problema di salute
    dare visibilità ai Servizi di Dietetica e Nutrizione Clinica ospedalieri e territoriali sia all’interno sia all’esterno delle strutture di appartenenza
  • creare rapporti stabili tra i vari Servizi di Dietetica e tra i centri ADI che si occupano di obesità e sovrappeso
  • fare crescere nella popolazione la consapevolezza di poter disporre attraverso i centri ADI di validi punti di riferimento tecnico nella cura di obesità e sovrappeso
  • Identificare punti critici dell’attuale modalità di approccio e trattamento di obesità e sovrappeso.

Lo slogan di quest’anno invita a “Non rimbalzare da una taglia all’altra. Fai centro!”. Un messaggio “scelto – dice  Giuseppe Fatati, presidente dell’Associazione italiana di dietetica e nutrizione clinica (Adi), – perché molte persone, quasi la totalità, non sanno che uno dei segreti dello stare bene è il mantenimento del peso ideale, raggiunto con una corretta dieta. Se non si mantiene il peso e lo si lascia oscillare, non solo non si dimagrisce ma si ingrassa più di quanto era il peso iniziale”.

Ho già visto dal sito http://www.obesityday.org qual’è il centro più vicino a me ed ho intenzione di partecipare all’iniziativa.

Vi racconterò come è andata.

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